IL LIBRO

IL LIBRO

TI RACCONTO LUCIO DALLA

  • TI RACCONTO LUCIO DALLA

    Claudio Grenzi Editore
    ISBN 978-88-8431-547-2

  • libroLibro d’esordio di Angelo Riccardi, “Ti Racconto Lucio Dalla” è, in estrema sintesi, un’esperienza letteraria nata da un impulso emozionale: voler approfondire prima, e condividere, poi, le poco conosciute e a tratti “misteriose” ragioni del legame affettivo di Dalla per Manfredonia. Un sincero senso di appartenenza che lo accompagnò dalla più tenera età e che lo portò a dichiarare, pochi mesi prima dalla sua scomparsa :“ Mi sento profondamente manfredoniano” .Un impulso autentico ispirato dalla personale amicizia che, negli ultimi anni di vita, ha legato il cantautore bolognese all’autore – attuale sindaco di Manfredonia – appassionato della musica del poeta Dalla e affascinato dalla personalità bizzarra dell’amico Lucio.E il libro propone un percorso narrativo molto originale, che si sviluppa in una logica frammentata dello spazio e del tempo e restituisce un ritratto molto intimo e personale di Dalla, incentrato in particolare sulla sua infanzia tra Bologna e Manfredonia, rifinito con pennellate di colori vivi, che aggiungono nuovo spessore e sfumature al profilo umano di questo artista geniale.Infatti, più che un romanzo, il libro si presenta al lettore come un diario. Denso di riflessioni, aneddoti, note a margine, stralci di conversazioni con altri amici in comune, come il cantautore Ron, la violinista Her, il grafico Francesco Logoluso, arricchito da episodi narrati dai familiari o dai vecchi amici d’infanzia. Tutti testimoni diretti di importanti passaggi di vita di Dalla. Un diario intimo, nella prima parte, che progressivamente diventa, nei toni e nel ritmo, un avvincente racconto “investigativo” che tenta di far luce, attraverso la ricerca e l’analisi rigorosa di documenti e testimonianze, su alcuni aspetti meno noti della vita dell’artista, svelando le origini del legame profondo con la città garganica, suo “luogo dell’anima” insieme alle Isole Tremiti.Un’indagine appassionata e funambolica, quindi, che viene raccontata soprattutto attraverso le preziosissime e inedite immagini contenute nel volume: un ricco corredo fotografico che è la parte più emozionante di questo progetto editoriale.E la narrazione prende il via esplorando soprattutto nei ricordi personali dell’autore e nella memoria collettiva dei manfredoniani, che custodiscono ancora vivi i vari episodi della costante presenza di Dalla nella cittadina garganica. E si parte dalla fine degli anni ’40 , quando era atteso l’arrivo in treno del piccolo amico bolognese (chiamato affettuosamente “Sbrendolo”: Briciola) al seguito della madre, la modista Iole Melotti, che ogni estate arrivava nella città del Golfo con il suo stuolo di sarte e il carico di abiti per le signore benestanti. Un’abitudine nata a seguito del trasferimento di parte della sua famiglia, i fratelli Corrado, Mario ed Ezio e il padre, Ettore Melotti, da Bologna a Manfredonia per motivi di lavoro nel 1933.E moltissimi sono gli aneddoti che ricordano episodi teneri dell’infanzia di questo bambino generoso ed eccentrico, piccolo di statura ma già dotato di grandissimo talento, che ricostruiscono, non solo la sua rete sua affettiva e il simbiotico rapporto con la madre ma anche i primi approcci con la musica, che lo avrebbero portato da autodidatta a diventare prestissimo un polistrumentista eccellente e un raffinatissimo musicista jazz .Una storia che continua con i vari episodi degli innumerevoli ritorni di Dalla a Manfredonia: per i concerti, per battezzare i figli degli amici, per un semplice pranzo o per fare lunghe camminate al crepuscolo vicino al mare di quella città di cui conosceva a perfezione anche il dialetto e in cui spesso amava esprimersi.E il racconto della sua vita personale e artistica, nel racconto di Riccardi, si dirama via via in molteplici direzioni che si intersecano e sovrappongono, fino a spingersi oltre la cronaca e trovare ipotesi ( rigorosamente documentate) su dubbi che trovano eco nella leggenda personale del cantautore. Da interrogativi tramandati da sempre dalla “voce del popolo”: Era davvero Giuseppe Dalla, scomparso quando Lucio aveva solo sette anni, il padre? O Lucio in realtà fu il frutto dell’amore clandestino di Iole per un uomo incontrato a Manfredonia? A domande legate anche alla sua storia musicale “ Cosa indica quella freccia sulla cartolina di Manfredonia che è sulla copertina del disco 4/3/43?” .E nelle trame che compongono il fitto tessuto narrativo del racconto, che ha la prefazione di Paolo Limiti, Angelo Riccardi, guida il lettore in un viaggio inedito nei territori meno conosciuti della sua storia personale e nei territori più conosciuti della sua carriera d’artista, ma da una diversa prospettiva, che alla fine restituiscono un Lucio Dalla ancora più intenso.

ESTRATTI DAL LIBRO

  • «Le mie radici e la mia cultura appartengono a questa terra. È vero che sono nato a Bologna, ma non mi sono mai sentito emiliano quanto piuttosto manfredoniano, non fosse altro che per la mia infanzia trascorsa qui con mia madre, nel periodo compreso tra i sei e i quindici anni. Ci sono tornato spesso, cessivamente, da queste parti e fu proprio in una sera di anni fa che, in macchina nella piana di Macchia, con le luci spente e il buio che mi circondava, mi sentii orgoglioso di provare emozioni come quelle che pervadevano Matteo Salvatore. In quei momenti,in compagnia di amici, ascoltavamo il buio e vedevamo il silenzio»

    Lucio Dalla Lucio Dalla
    Lucio Dalla
  • «L’attività quotidiana mi assorbe, l’amministrazione di un Comune come quello di Manfredonia non lascia molto tempo per il resto, ma in ogni modo ho costantemente cercato di coltivare una sana curiosità e le passioni di sempre. Una è quella che mi lega a Lucio Dalla da una vita intera. Ho prima amato le sue canzoni, molte delle quali concepite tra Manfredonia e le Tremiti, di fronte a paesaggi che popolano il mio stesso immaginario, poi, quando in veste di assessore con delega alla Cultura, nel 1997 ho potuto conferirgli la cittadinanza onoraria di Manfredonia, l’artista, fino a quel momento lontano – su un palcoscenico o su un disco –, è diventato uomo davanti a me, reale e incredibile».

    Angelo Riccardi Angelo Riccardi
    Angelo Riccardi
  • «E cominciai a fare tutte le tournée con Lucio. Fu lì che Lucio mi fece conoscere Manfredonia. Lucio mi portò a Manfredonia, e ricordo che la prima volta […] era come se mi dovesse far scoprire qualcosa di magico, qualcosa di cui io assolutamente non conoscevo l’esistenza. E in effetti era così: io non avevo mai visto Manfredonia, ma capivo che, dentro, lui aveva un mondo che era il mondo di Manfredonia, quello che aveva vissuto da bambino. Cominciò a spiegarmi tutte le sue estati, con la mamma che faceva la sarta. E volle farmela conoscere proprio da vicino, stando in mezzo alla gente di Manfredonia. Ricordo che mi portava in un cinema all’aperto, la sera. Era bellissimo...ma un caldo! E un Lucio sereno, un Lucio che sapeva di casa, in questa Manfredonia: non l’ho mai visto così a suo agio. Capii che per lui era una casa, una casa davvero; era qualcosa di speciale».

    Ron Ron
    Ron
  • «Un giorno mi dissero: “questa sera c’è Lucio Dalla”. Era lì per promuovere la Tosca Ero emozionatissima, anche io avrei dovuto esibirmi e, all’idea di calcare lo stesso palco… Lui avrebbe suonato con Federico Zampaglione (prima leader dei Tiromancino, ora regista, N.d.A.) e, insomma, dopo il mio concerto andai da lui per salutarlo, per ringraziarlo. Dopo i convenevoli gli dissi che ero di Manfredonia, lui si illuminò: “Ma dai!”. Ci fu una simpatia reciproca e fulminea che non si è mai esaurita, anzi si è trasformata in un’amicizia profonda che ha reso possibile una collaborazione importante».

    H.E.R H.E.R
    H.E.R